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"Teocle
l'eremita errante"

di Claudio Lenzi

 

il libro si può ordinare alla casa editrice:
tipoarte

 

 

articoli che richiamano
il libro di Teocle:
di Giancarlo Fabbri
"Da Lourdes a Santiago"

Articolo di Avvenire

 

 

Chi desidera può contattare l'autore (lenzicl@gmail.com) per ricevere una copia del libro.

I lettori possono inviare un loro commento del libro che verrà riportato qui di seguito.

 

Roma, gennaio 2013

Riordinando le carte, fra i molti documenti che ingombrano il mio studio, mi sono reso conto di non averle mai risposto in merito ad uno scritto da lei ricevuto. Mi riferisco al su Teocle, a quelle fitte pagine che ha avuto la premura di inviarmi in lettura diversi mesi fa. La vicenda narrata ha i contorni di una favola, di una ballata dolceamara dove c'è spazio per le fantasie più disparate.
Il suo fortuito incontro col barbone che dice di essere Teocle Kmynia, eremita greco vissuto nel 1150 che a Costantinopoli vide l'effige della Vergine Maria e decise di portarla con sé a Roma, è un messaggio di speranza, la possibilità di una redenzione.
Con stima e amicizia, suo
Pupi Avati


... Grazie per avermi dato l'opportunità di leggere un vero piccolo tesoretto di lingua italiana: lettura facile, ricchezza di fantasia di richiami storici e religiosi.
don Dante


Teocle sei un bel tipo! Profondo, semplice, innamorato, colto, vecchio
eppure con quel cuore così giovane e forte nella tua nullità. Teocle
ti voglio bene quando ti vedo nella tua casa di cartone, abbandonato su una panchina
chino su te stesso chiuso nei tuoi pensieri.
Teocle,vorrei chinarmi e donarti
una carezza .
Sono arrivata oltre vi lascio con malinconia
F.


ho terminato di leggere "TEOCLE l'eremita errante". Debbo confessare che sono un lettore lento, ma attento.
Il tuo monologo a due voci mi ha molto colpito per due motivi.
Prima di tutto la tua penetrante esegesi della Parola di Dio, una esegesi che dimostra la tua profonda fede ed la tua grande umiltà.
Secondariamente sono rimasto meravigliato per la tua originale genialità nel presentare, attraverso il fantastico personaggio di Teocle, la storia e le vicissitudini della nostra bella città e l'ambientazione della vita quotidiana nel medioevo greco-italico.
Vivissimi rallegramenti per questa pubblicazione e per gli altri due libri: verso Compostela e sugli scacchi
Carissimi saluti.
Gianni


Carissimo Claudio,
sono giunto all'ultima pagina.
No…non ho fatto fatica!
Per "Le stelle nello zaino"…avevo deciso di leggere una "tappa" al giorno e così feci; qui, in "Teocle", i Capitoli sono una dozzina con una ventina di pagine in media; e non potevo tenere il ritmo di un capitolo alla volta.
Anche perché, diversamente dal tuo Diario per Santiago, in questo tuo libro, il "dialogo" - fra te e Teocle -, la fa da padrone ed è necessario che la lettura proceda più lentamente(almeno è stato così per me).
Ecco alcune considerazioni A CALDO:
a)Non ho fatto fatica a leggere fino in fondo perché vi erano almeno tre aspetti del tuo "raccontare" che mi intrigavano. Primo: credevo di sapere quasi tutto su Bologna e sui principali monumenti-attrattive: le Torri, i Portici, il Baraccano, la Chiesa dei Servi, Santa Caterina, San Domenico … mentre invece ho appreso tanto altro (che magari tu stesso hai "rubato" leggendo qua e là su altri libri…come del resto ammetti a pagina 209 dove si legge: "chi scrive è un ladro"!);
secondo: il tuo "raccontare/dialogare" mi hai fatto fare un ripasso del Vangelo, della Bibbia, perfino del Catechismo di quando ero un bambino, e questo fa sempre bene!;
terzo: in ogni pagina c'eri-ci sei tu con tutto ciò che sei stato nella vita passata, con ciò che sei e fai al presente (perfino il potatore-agricoltore!). Per chi ti ha frequentato per molti anni ed un po' ti conosce, è particolarmente apprezzabile questo aspetto: e cioè che non ti sei mai nascosto e non ti nascondi perché riveli al lettore i tuoi pensieri più "personali", e il tuo "vissuto" rapportato innanzitutto alla famiglia: quella di origine, di quando eri bambino e salivi a San Luca con genitori e fratelli (non sfugge nemmeno il riferimento al "dottore" impegnato al Pronto Soccorso di Imola…)!; e quella numerosa che ti sei costruita insieme con l'ottima Franca.
b)Spesso mi sono dovuto fermare per rileggere qualche tua affermazione (o di Teocle, poveretto!) sull'Amore, sulla Grazia, sul Perdono, sul Vizio ( che tenerezza .. il senso di colpa di Teocle per il suo vizio del bere!), sulla Amicizia, sulla Sofferenza …
c)Su quest'ultima…be'…sarò eretico, ma io non "sento" vero quanto viene attribuito al Padreterno a proposito della Gemma Galgani, e cioè che il "regalo più grosso che Dio possa fare ad un'anima …sia di darle patimenti".
Tu stesso ammetti che quelle parole ti sono piombate addosso come un macigno , ma non gliele hai contestate!
Io lo avrei fatto, avrei discusso con Teocle di più…: tu sei padre di tanti figli e non posso credere che l'amore maggiore verso uno di loro si possa esprimere con un surplus di sofferenza. Se un "padre" piccolo ed umano come noi desidera in tutte le maniere preservare i propri figli dalla sofferenza, a maggior ragione la farà il PADRE con la lettera maiuscola.
O …no?
Non c'è anche un passo del Vangelo in cui Gesù dice circa così: "Se voi, cattivi come siete, ce la mettete tutta per dare cose buone ai vostri figli…a maggior ragione il Padre mio che è nei cieli…" eccetera…?
Enzio

 

Articolo di Giancarlo Fabbri