"LE STELLE NELLO ZAINO"

di Claudio Lenzi

 

Edizioni Tipoarte Bologna, 2004. Per ordinare copie cliccare nel sito: www.tipoarte.it

Il volume è presentato da Romano Prodi.

Indice

foto con Romano Prodi

ex Presidente della Commissione Europea

foto con Pierferdinando Casini

Presidente della Camera dei Deputati

foto con Paolo Caucci

Direttore del Centro Studi Compostellani

Immagini significative scattate lungo il "camino di Santiago


Di seguito sono riportati i commenti di: Pupi Avati, Romano Prodi, Guido Moretti, Enzio Strada, Rosanna, Simonetta, Giovanna, Giancarlo Fabbri.

Caro Lenzi.

perdona il ritardo di questa mia dovuta ad un trasloco del mio studio nel corso del quale molte delle carte sono andate confuse.
Ho letto il tuo diario di viaggio Le stelle nello zaino. Ti confesso che sono anni che desidero a mia volta imitare tutti coloro che, come te, hanno percorso il Cammino di Santiago. Leggerti mi ha dato la sensazione di avere già compiuto almeno un tratto, quello che riguarda il sospetto spirituale che tu sai così bene descrivere. Il Cammino è uno stato mentale, ci aiuta a comprendere ciò che di strettamente necessario abbisogna all'animo. Ti ringrazio per avermi dato l'opportunità di leggere un testo così personale.

Ti saluto con amicizia

Pupi Avati

Santiago

Anch'io ho fatto, quasi dieci anni fa, il viaggio di Santiago.
Non a piedi, come si dovrebbe, ma con la bicicletta, che certamente è meno adatta allo stile di un pellegrinaggio.
Ma anche questa esperienza imperfetta mi ha potuto dare il senso particolare di questo "cammino" che è un viaggio nella storia e nella fede ed è nello stesso tempo un accumulo di esperienze umane straordinarie.
Un intreccio unico di luoghi e di incontri.
Di luoghi perché partendo da Roncisvalle si incontrano paesaggi tra di loro diversissimi, ora aspri e assolati, ora boscosi, ora arricchiti da secoli di amorosa coltivazione.
E tra essi i piccoli antichi villaggi e soprattutto un susseguirsi di straordinarie chiese, basiliche, cappelle, piccoli luoghi votivi, tutti costruiti con una severità e un'essenzialità che fanno del cammino di Santiago qualcosa di veramente unico.
In questo paesaggio essenziale si incontrano le persone più impreviste e più incredibili che vengono da tutte le parti del mondo e tutte vanno verso Santiago con tempi e ritmi che non sono più quelli di oggi, ma quelli dei nostri padri.
Il cammino di Santiago non è solo un atto di fede ma il recupero di un rapporto con se stesso, di un dialogo perduto con la propria anima, di riflessioni che la vita quotidiana ha ormai allontanato da noi.
Ma la cosa che più colpisce è che quest'atmosfera prende tutti: ho incontrato australiani, giapponesi, canadesi e americani, credenti e non credenti, raffinati intellettuali e persone del tutto illetterate ma tutte catturate dal mistero del cammino.
Un mistero che è semplicemente il desiderio di cercare una strada comune per ritornare sulle vie che sono state le vie di tutti i nostri padri e che anche noi in fondo al cuore, sentiamo come un'esperienza comune di tutta l'umanità.
Ed è proprio il desiderio di questa misteriosa esperienza comune che spinge ognuno di noi a desiderare di andare a Santiago.
Grazie quindi a Claudio, Antonio e a tutti i protagonisti di questo viaggio perché, in questo modo, rendono possibile la realizzazione di questo desiderio anche per coloro che hanno sempre saputo di essere pellegrini ma che non hanno mai potuto partecipare fisicamente al grande cammino.

Romano Prodi

“Signore ti chiedo di entrare nelle tua Casa Santa anche se non conosco e non so cantare inni sacri, non so suonare l’organo, la cetra né qualsiasi altro strumento musicale, non so parlare in modo forbito, non conosco le lingue dei popoli che ti sono fedeli, non dispongo di una veste candida, sono solo un povero peccatore senza arte e mestiere, capace solo… di camminare.”

 

Con questa preghiera si chiude il diario di Claudio Lenzi, dopo 850 chilometri di “camino” fatto interamente a piedi in terra di Spagna, da Roncisvalle a Santiago e poi a Finisterre, dove la terra finisce davanti al grande oceano. Un diario che dà conto di ognuna delle 30 tappe messe alle spalle in un mese di cammino, come altre migliaia e migliaia di pellegrini hanno fatto fin dai secoli passati, uniti in un’unica catena spirituale.

 

L’esperienza, trasmessa con la diligenza e la puntualità di chi si è imposto di annotare quanto andava incontrando, diventa immediatamente viaggio interiore, con i continui richiami all’etica del pellegrino e al significato delle azioni quotidiane. Da ogni tappa un elemento viene assunto a paradigma del proprio rapporto con gli altri, con le cose o con Dio. E gli altri sono soprattutto pellegrini incontrati lungo il cammino con i quali si condividono emozioni, sofferenze e tante volte anche intimi pensieri e commozioni. A contrappunto delle notazioni di viaggio in questo avvicinamento alla meta, un dialogo limpido e profondo con il Cielo, al quale si consegna con fede sicura la propria esistenza e il proprio destino.

 

Il quadro è quello di una grande comunità di fedeli in cammino verso Santiago, assistita in questo da una millenaria e rigidissima organizzazione, che fa di quei luoghi un momento unico nella devozione cristiana del nostro tempo. Tanti appunti, minuti nella singola trascrizione ma che nell’insieme ricreano sfondi e primi piani dell’indimenticabile cammino. Non mancano gli aspetti dissonanti, che l’autore riporta con il garbo naturale dell’uomo e lo sguardo paziente del pellegrino.

 

“Continuo a non capire perché tante persone, di età e cultura diversa, intraprendano questo "camino". Perché buttiamo tra le ortiche le comodità dalla vita quotidiana per alzarci al mattino alle cinque e mezza, camminare mediamente sei ore al giorno con qualsiasi condizione di tempo (visto che nei rifugi si è ospitati per una sola notte), fare la doccia, lavare gli indumenti della giornata, mangiare quando va bene una volta ai ristoranti che offrono il menù del dia e andare a letto entro le dieci di sera? Perché non trovo una risposta certa a questa domanda?

So solo che con questo pellegrinaggio voglio riaffermare che la mia vita, la nostra vita, qui in terra ha un inizio e una fine; lo zaino che portiamo con noi è meglio riempirlo di amore, di raggi di luce emanati da stelle e non di beni materiali che, quelli sì, si rivelano ben presto una zavorra inutile e pesante”.

 

Un messaggio spirituale offerto con la dolcezza e l’umiltà di un “uomo comune”, un testo chiaro e lineare che accompagna il lettore lungo l’itinerario di Santiago, illustrazioni intrecciate al fluire del racconto sono i valori di questo buon libro, unico per chiunque voglia avvicinarsi al grande cammino compostelano, “Le stelle nello zaino”, Patrimonio Universale dell’Umanità.

 

Guido Moretti

(docente dell’Università di Bologna, Facoltà di Ingegneria)

 

            Avevo programmato di leggere una tappa al giorno del libro di Claudio Lenzi, “Le stelle nello zaino” editrice Tipoarte ed arrivare "fresco" a Santiago in sua compagnia, fiducioso nella sua capacità di farmi da guida. Non avevo /non ho dubbi dopo aver gustato ed sperimentato i suoi "sentieri " bolognesi "Natura insieme".
Pensavo di tenere il libro sul comodino e leggerne una tappa ogni sera prima di dormire. Trenta tappe: trenta giorni.

Ho mantenuto il proposito (una tappa al giorno). In verità ne ho percorso (solo con gli occhi!) più di una al giorno ... perché non mi facevano male ai piedi, la biancheria era sempre asciutta, un posto all'albergo mio (a Villa Inferno, paese in cui abito!) era sempre disponibile senza far file e senza paura che lo zaino si bagnasse

pensavo: trenta giorni... trenta tappe.. una uguale all'altra: più o meno gli stessi km, più o meno la stessa minestra... Che differenza ci sarà mai fra luna tappa e l'altra?
Invece: sorpresa!
Non solo le tappe sono "diverse", ma sono come le ciliege: una tira l'altra
. Anche perché , ripeto, al massimo possono stancarsi gli occhi a leggere, ma non i piedi.
Basta stropicciarli un pochino, gli occhi, e poi si può riprendere la lettura. Coi piedi credo sia più difficile o impossibile: le vesciche, i muscoli che si contraggono, e si rifiutano di proseguire.
Mi sono chiesto come mai avessi voglia di proseguire la lettura tappa dopo tappa: non era un giallo! non c'era nessuno colpevole da scoprire, alla fine!
Eppure...eppure...il pellegrino Claudio intrigava ad andare avanti, a leggere i suoi appunti di viaggio.
Perché, tra le righe, Claudio, c’è sempre con tutta la sua innocenza, la sua ingenuità, il suo stupore, le sue tentazioni (!!!) e , senza offesa, la sua zavorra. Zavorra non nel senso dello zaino (encomiabile la sua simbiosi con lui.. nonostante la perdita di qualche "pezzo" importante ad esso appeso...come l'orologio..).
Dico la "zavorra" dell'uomo (di ogni uomo..di ognuno di noi...se si vuole essere sinceri!) che sente di aver già percorso gran parte del suo pellegrinaggio terreno e comincia a fare bilanci: del suo spirito e della sua carne.
Lo spirito è pronto..ma la carne è debole! Così fu scritto! Così diciamo, così proviamo, così sperimentiamo...
Eppure Claudio è andato...a mettere alla prova la sua fortezza: e dello Spirito e della Carne.
Il primo (lo Spirito) lo ha sorretto soprattutto quando vedevi negli altri/nelle altre le parti migliori e riconducevi tutto a LUI..; la seconda (la carne) gli ha fatto compagnia facendogli sentire la stanchezza ogni sera, la provvisorietà dell'esistenza . La ricerca quotidiana dei "beni " primari/essenziali": l'acqua per dissetarsi lungo il faticoso (e spesso afoso) cammino, l'acqua per lavarsi il corpo (cominciando sempre da loro: i preziosissimi "piedi"!), il cibo per ritrovare la forza per riprendere la marcia all'indomani mattina presto.
I "segni " gialli da seguire e da inseguire, la paura di perdere la direzione e dover "rifare" parte del cammino; il buio, le luci artificiali, le ombre lunghe ....
Poi i "compagni di viaggio" che vanno e vengono: le ragazze incontrate, perdute, ritrovate...: Giulia, Mara, Luisa , Maddalena, Michela, Barbara, Angela, Alessandra, Nadia...qualcuna tratteggiata appena eppure quasi scolpita, viva.... I compagni "strani": quello iniziale (in ricerca costante, Luis), e perfino il buonissimo, incredibile, quasi "eroico" Antonio. Poi Giuseppe, Heinz (l'equivalente tedesco di Enzio , credo!), Modesto che grida :"Antonio, Claudio!", anche lui arrivato - più comodamente di Claudio e di Antonio!- alla meta con qualche sotterfugio e con la finale lussuosa camera matrimoniale!.

Quindi i personaggi che restano a casa, in Italia, e dunque necessariamente sullo sfondo; eppure anch'essi fanno capolino assai spesso. Sono i familiari (parenti stretti: moglie, figli), i fratelli/sorelle, gli amici come Capitanio..o il prete che ti fa le consulenze sui passi difficili della Bibbia.

Naturalmente, per ogni tappa, c'è sempre, puntualissima ed esauriente, la descrizione del paesaggio nel cui scenario/contesto ti stai muovendo , tappa dopo tappa, verso la meta agognata: Santiago .

Altro potrei dire...ma non voglio esagerare...

Enzio Strada

 

Carissimo Claudio, grazie di cuore per aver scritto queste note di viaggio e per avere deciso di pubblicarle!

Lo so che è difficile farlo in ogni viaggio, in particolare in uno impegnativo e faticoso come il tuo, fermarsi a mettere giù le impressioni del momento che non sono le stesse che si rivivrebbero se si scrivessero a casa.

Ho terminato oggi di leggere il tuo libro: questo soggiorno al mare è stato per me un cammino di fede che con tanta gioia (e senza la tua fatica) percorrevo ogni giorno leggendo il tuo Cammino delle stelle. Ti confesso che, pur stando a casa, molti degli interrogativi che ti sei posto tu sono anche i miei. Insomma ho meditato e pregato. Grazie, mi sono sentita pellegrina con te. Continua a scrivere, ti prego!

Ti abbraccio Rosanna

Caro Claudio, mi ero ripromesso di rileggere il tuo libro con calma e approfondimento, ed invece non sono stata capace: l'ho letto tutto di un fiato e con l'affanno per gli ottocento km, ti confermo che mi è proprio PIACIUTO!!!!!.

un abbraccio Simonetta

                                                                                  Bologna, 1 novembre 2004 : Tutti i Santi

                                                                                  (è l’onomastico di tutti.. Auguri!!)

Caro Claudio,

sono le 23,30 ed ho appena finito di leggere  “Le stelle nello zaino”. Ho chiuso il libro e, pensando alla festività di oggi  l’ho riaperto al capitolo 66 Santi (Carrion de los CondesSahagun)

 

ho letto il libro in tre sere perché di giorno dovevo fare altre cose, anche se ogni tanto avrei desiderato abbandonare le mie occupazioni quotidiane e riprendere la lettura. Per me non è normale leggere i libri in fretta, a volte stanno sul comodino mesi interi. Li leggo velocemente solo se hanno diverse caratteristiche unite insieme: devono essere scorrevoli, piacevoli, interessanti, carichi di umanità, vivi. Se poi l’argomento che trattano è per me importante, se rivelano apertamente o fra le righe la ricerca del Divino, se trattano aspetti spirituali, allora li divoro.  Questo libro andrà fra quelli che io sento come “amici” e sarà riposto nella mia modesta libreria in un posto comodo e ben visibile.

 

            Il Claudio del “camino” mi è apparso sentimentale, romantico, sognatore, distratto, remissivo, rassegnato, umile, fanciullo, solo, ma allo stesso tempo determinato, coraggioso, forte, sportivo, un po’ sornione, umoristico, socievole, divertente, attento osservatore e, con mia piacevole sorpresa,  conoscitore non comune del libro dei libri.

Una caratteristica sembra dominare su tutti questi aspetti: si sente l’anima di uno “spirito di luce” incarnatosi per fare la sua esperienza sulla terra e questa esperienza risulta faticosa; come se i limiti e i confini propri del corpo umano, uniti alle regole sociali stiano stretti rispetto al desiderio di amore e di libertà, si avverte una nostalgia profonda del mondo di provenienza, al quale più o meno consciamente lo spirito desidera tornare.  Ho avvertito una nota costante di dolce malinconia  che a volte diventa sofferenza nella ricerca, nel desiderio, nella rinuncia.

 

Grazie, caro Claudio, per avermi fatto conoscere un pellegrinaggio che anch’io adesso desidererei fare, grazie per avermi svelato e, attraverso il libro condiviso con me, un Po’ del tuo bisogno d’amore, di amicizia, della tua fatica di vivere, della tua ricerca spirituale, comuni anche a me come ad altri. Grazie per aver scritto le tue intime preghiere a volte bagnate di lacrime. Grazie per avermi fatto camminare per diverse ore accanto a te sul sentiero delle stelle che diventa a poco a poco sentiero di speranza.

 

            Mi fa piacere che San Giacomo Maggiore non ti abbia rivelato la Grazia (o forse lo ha fatto e non l’hai scritto?).  Se non te l’ha resa nota, probabilmente l’ha solo preparata e arriverà con i tempi del Signore (che non sono i nostri tempi) e io spero che sia quella che desideri tu. Se così sarà – e io prego per questo – mi piacerebbe che venissi con me un giorno, assieme a Franca, a ringraziare S. Giacomo non a Santiago bensì a Medjugorje, perché là c’è una sua bella statua essendo stranamente patrono di quella parrocchia già da quando era ancora un paesino sconosciuto e dovevano passare diversi anni prima delle apparizioni. Ora invece, anche là, San Giacomo riceve indirettamente la visita di  milioni di pellegrini che vanno a cercare la pace del cuore e l’amore materno, femminile e dolcissimo della Madonna.

 

            Un grande, fraterno abbraccio Giuliana

Mi sono imbattuta casualmente nel suo libro .... e mi è venuto il desiderio di scriverle per comunicarle i sentimenti che mi ha suscitato. Le dico solo che come velocemente sono arrivata ben oltre la metà, così lentamente sono arrivata alla fine: per la semplice ragione che non volevo arrivare e non volevo che che questa meravigliosa avventura potesse finire. ... E' il libro che avrei voluto scrivere io, e la invidio molto per questo (invidio in senso buono, si intende). Ecco, lei ha colto il vero spirito che mi spinge fortemente a fare questo viaggio, questo apparentemente strano desiderio di trasformare una avventura in una preghiera lunga 800 km, in una preghiera di ringraziamento specialmente per chi abbiamo vicino con amore, e perché questo amore possa espadersi il più possibile. Le voglio dire grazie per questo, per le lacrime che mi ha suscitato, per la speranza che mi ha offerto, e per il desiderio sempre maggiore di fare questo viaggio. ...

Giovanna (Bologna)

Articoli di Giancarlo Fabbri pubblicati su "Il Resto del Carlino"

23 agosto 2003: Maratoneta per fede.

14 dicembre 2004: Lenzi, un cronista in pellegrinaggio.

28 luglio 2005: Casini e Prodi "testimonial" dell'ultimo libro di Claudio Lenzi.

Dal bimestrale d'informazione "Messaggero Cappuccino", febbraio 2005

Dal settimanale "Sabato Sera", luglio 2005