di Claudio Lenzi
Edizioni Tipoarte
Bologna, 2004.
Il volume è presentato da Romano Prodi.
Anch'io ho fatto, quasi dieci anni fa, il viaggio di
Santiago.
Non a piedi, come si dovrebbe, ma con la bicicletta, che certamente è
meno adatta allo stile di un pellegrinaggio.
Ma anche questa esperienza imperfetta mi ha potuto dare il senso particolare
di questo "cammino" che è un viaggio nella storia e nella
fede ed è nello stesso tempo un accumulo di esperienze umane straordinarie.
Un intreccio unico di luoghi e di incontri.
Di luoghi perché partendo da Roncisvalle si incontrano paesaggi tra
di loro diversissimi, ora aspri e assolati, ora boscosi, ora arricchiti da
secoli di amorosa coltivazione.
E tra essi i piccoli antichi villaggi e soprattutto un susseguirsi di straordinarie
chiese, basiliche, cappelle, piccoli luoghi votivi, tutti costruiti con una
severità e un'essenzialità che fanno del cammino di Santiago
qualcosa di veramente unico.
In questo paesaggio essenziale si incontrano le persone più impreviste
e più incredibili che vengono da tutte le parti del mondo e tutte vanno
verso Santiago con tempi e ritmi che non sono più quelli di oggi, ma
quelli dei nostri padri.
Il cammino di Santiago non è solo un atto di fede ma il recupero di
un rapporto con se stesso, di un dialogo perduto con la propria anima, di
riflessioni che la vita quotidiana ha ormai allontanato da noi.
Ma la cosa che più colpisce è che quest'atmosfera prende tutti:
ho incontrato australiani, giapponesi, canadesi e americani, credenti e non
credenti, raffinati intellettuali e persone del tutto illetterate ma tutte
catturate dal mistero del cammino.
Un mistero che è semplicemente il desiderio di cercare una strada comune
per ritornare sulle vie che sono state le vie di tutti i nostri padri e che
anche noi in fondo al cuore, sentiamo come un'esperienza comune di tutta l'umanità.
Ed è proprio il desiderio di questa misteriosa esperienza comune che
spinge ognuno di noi a desiderare di andare a Santiago.
Grazie quindi a Claudio, Antonio e a tutti i protagonisti di questo viaggio
perché, in questo modo, rendono possibile la realizzazione di questo
desiderio anche per coloro che hanno sempre saputo di essere pellegrini ma
che non hanno mai potuto partecipare fisicamente al grande cammino.
Romano Prodi
“Signore ti chiedo di entrare nelle tua Casa Santa anche se non conosco e non so cantare
inni sacri, non so suonare l’organo, la cetra né qualsiasi altro strumento
musicale, non so parlare in modo forbito, non conosco le lingue dei popoli che
ti sono fedeli, non dispongo di una veste candida, sono solo un povero
peccatore senza arte e mestiere, capace solo… di camminare.”
Con questa preghiera si chiude il
diario di Claudio Lenzi, dopo 850 chilometri di “camino” fatto interamente a
piedi in terra di Spagna, da Roncisvalle a Santiago e poi a Finisterre,
dove la terra finisce davanti al grande oceano. Un diario che
dà conto di ognuna delle 30 tappe messe alle spalle in un mese di cammino, come
altre migliaia e migliaia di pellegrini hanno fatto fin dai secoli passati,
uniti in un’unica catena spirituale.
L’esperienza, trasmessa con la
diligenza e la puntualità di chi si è imposto di annotare quanto andava
incontrando, diventa immediatamente viaggio interiore, con i continui richiami
all’etica del pellegrino e al significato delle azioni quotidiane. Da ogni
tappa un elemento viene assunto a paradigma del
proprio rapporto con gli altri, con le cose o con Dio. E gli altri sono
soprattutto pellegrini incontrati lungo il cammino con i
quali si condividono emozioni, sofferenze e tante volte anche intimi
pensieri e commozioni. A contrappunto delle notazioni di viaggio in questo avvicinamento alla meta, un dialogo limpido e
profondo con il Cielo, al quale si consegna con fede sicura la propria
esistenza e il proprio destino.
Il quadro è quello di una grande comunità di fedeli in cammino verso Santiago,
assistita in questo da una millenaria e rigidissima organizzazione, che fa di
quei luoghi un momento unico nella devozione cristiana del nostro tempo. Tanti appunti, minuti nella singola trascrizione ma che
nell’insieme ricreano sfondi e primi piani dell’indimenticabile cammino.
Non mancano gli aspetti dissonanti, che l’autore riporta con il garbo naturale
dell’uomo e lo sguardo paziente del pellegrino.
“Continuo a non capire perché
tante persone, di età e cultura diversa, intraprendano
questo "camino". Perché buttiamo tra le ortiche le comodità dalla
vita quotidiana per alzarci al mattino alle cinque e
mezza, camminare mediamente sei ore al giorno con qualsiasi condizione di tempo
(visto che nei rifugi si è ospitati per una sola notte), fare la doccia, lavare
gli indumenti della giornata, mangiare quando va bene una volta ai ristoranti
che offrono il menù del dia e andare a letto entro le dieci di sera? Perché non trovo una risposta certa a questa domanda?
So solo che con questo
pellegrinaggio voglio riaffermare che la mia vita, la nostra vita, qui in terra
ha un inizio e una fine; lo zaino che portiamo con noi è meglio riempirlo di amore, di raggi di luce emanati da stelle e non di beni
materiali che, quelli sì, si rivelano ben presto una zavorra inutile e
pesante”.
Un messaggio spirituale offerto
con la dolcezza e l’umiltà di un “uomo comune”, un testo chiaro e lineare che
accompagna il lettore lungo l’itinerario di Santiago, illustrazioni intrecciate
al fluire del racconto sono i valori di questo buon libro, unico per chiunque
voglia avvicinarsi al grande cammino compostelano, “Le stelle nello zaino”, Patrimonio
Universale dell’Umanità.
Guido Moretti
(docente dell’Università di
Bologna, Facoltà di Ingegneria)
Avevo programmato di leggere una tappa al
giorno del libro di Claudio Lenzi, “Le stelle nello zaino” editrice Tipoarte
ed arrivare "fresco" a Santiago in sua compagnia, fiducioso nella
sua capacità di farmi da guida. Non avevo /non ho
dubbi dopo aver gustato ed sperimentato i suoi "sentieri " bolognesi
"Natura insieme".
Pensavo di tenere il libro sul comodino e leggerne una tappa ogni sera prima di
dormire. Trenta tappe: trenta giorni.
Ho mantenuto il proposito (una
tappa al giorno). In verità ne ho percorso (solo con
gli occhi!) più di una al giorno ... perché non mi
facevano male ai piedi, la biancheria era sempre asciutta, un posto all'albergo
mio (a Villa Inferno, paese in cui abito!) era sempre disponibile senza far
file e senza paura che lo zaino si bagnasse
pensavo: trenta giorni... trenta
tappe.. una uguale all'altra: più o meno gli stessi
km, più o meno la stessa minestra... Che differenza ci sarà mai fra luna tappa
e l'altra?
Invece: sorpresa!
Non solo le tappe sono "diverse", ma sono come le ciliege: una tira
l'altra. Anche perché , ripeto, al massimo
possono stancarsi gli occhi a leggere, ma non i piedi.
Basta stropicciarli un pochino, gli occhi, e poi si può riprendere la lettura. Coi piedi credo sia più difficile o impossibile: le
vesciche, i muscoli che si contraggono, e si rifiutano di proseguire.
Mi sono chiesto come mai avessi voglia di proseguire la lettura tappa dopo
tappa: non era un giallo! non c'era nessuno colpevole
da scoprire, alla fine!
Eppure...eppure...il pellegrino Claudio intrigava ad andare avanti, a leggere i
suoi appunti di viaggio.
Perché, tra le righe, Claudio, c’è sempre con tutta la sua innocenza, la sua
ingenuità, il suo stupore, le sue tentazioni (!!!)
e , senza offesa, la sua zavorra. Zavorra non nel senso dello zaino (encomiabile
la sua simbiosi con lui.. nonostante la perdita di qualche "pezzo" importante
ad esso appeso...come l'orologio..).
Dico la "zavorra" dell'uomo (di ogni uomo..di
ognuno di noi...se si vuole essere sinceri!) che sente di aver già percorso
gran parte del suo pellegrinaggio terreno e comincia a fare bilanci: del suo
spirito e della sua carne.
Lo spirito è pronto..ma la carne è debole! Così fu scritto! Così diciamo, così
proviamo, così sperimentiamo...
Eppure Claudio è andato...a mettere alla prova la sua fortezza: e dello Spirito
e della Carne.
Il primo (lo Spirito) lo ha sorretto soprattutto quando vedevi negli
altri/nelle altre le parti migliori e riconducevi tutto a LUI..;
la seconda (la carne) gli ha fatto compagnia facendogli sentire la stanchezza
ogni sera, la provvisorietà dell'esistenza . La ricerca
quotidiana dei "beni " primari/essenziali": l'acqua per
dissetarsi lungo il faticoso (e spesso afoso) cammino, l'acqua per lavarsi il
corpo (cominciando sempre da loro: i preziosissimi "piedi"!), il cibo
per ritrovare la forza per riprendere la marcia all'indomani mattina presto.
I "segni " gialli da seguire e da inseguire, la paura di perdere la
direzione e dover "rifare" parte del cammino; il buio, le luci
artificiali, le ombre lunghe ....
Poi i "compagni di viaggio" che vanno e vengono: le ragazze
incontrate, perdute, ritrovate...: Giulia, Mara, Luisa , Maddalena, Michela,
Barbara, Angela, Alessandra, Nadia...qualcuna tratteggiata appena eppure quasi
scolpita, viva.... I compagni "strani": quello iniziale (in ricerca
costante, Luis), e perfino il buonissimo,
incredibile, quasi "eroico" Antonio. Poi Giuseppe, Heinz (l'equivalente tedesco di Enzio
, credo!), Modesto che grida :"Antonio, Claudio!", anche lui arrivato
- più comodamente di Claudio e di Antonio!- alla meta con qualche sotterfugio e
con la finale lussuosa camera matrimoniale!.
Quindi i personaggi che restano a casa, in Italia, e dunque necessariamente
sullo sfondo; eppure anch'essi fanno capolino assai spesso. Sono i familiari
(parenti stretti: moglie, figli), i fratelli/sorelle, gli amici come Capitanio..o il prete che ti fa le
consulenze sui passi difficili della Bibbia.
Naturalmente, per ogni tappa, c'è sempre, puntualissima ed esauriente, la
descrizione del paesaggio nel cui scenario/contesto ti stai muovendo , tappa
dopo tappa, verso la meta agognata: Santiago .
Altro potrei dire...ma non voglio esagerare...
Enzio Strada
Bologna,
1 novembre 2004 : Tutti i Santi
(è
l’onomastico di tutti.. Auguri!!)
Caro Claudio,
sono le
23,30 ed ho appena finito di leggere “Le
stelle nello zaino”. Ho chiuso il libro e, pensando alla festività di oggi l’ho riaperto
al capitolo 66 Santi (Carrion de los
Condes – Sahagun)
ho letto il libro in tre sere perché
di giorno dovevo fare altre cose, anche se ogni tanto avrei desiderato abbandonare
le mie occupazioni quotidiane e riprendere la lettura. Per me non è normale leggere i libri in fretta, a volte stanno sul comodino
mesi interi. Li leggo velocemente solo se hanno diverse caratteristiche unite
insieme: devono essere scorrevoli, piacevoli, interessanti, carichi di
umanità, vivi. Se poi l’argomento che trattano è per me importante, se rivelano
apertamente o fra le righe la ricerca del Divino, se trattano aspetti spirituali,
allora li divoro. Questo libro andrà
fra quelli che io sento come “amici” e sarà riposto nella mia modesta libreria
in un posto comodo e ben visibile.
Il
Claudio del “camino” mi è apparso sentimentale, romantico, sognatore,
distratto, remissivo, rassegnato, umile, fanciullo,
solo, ma allo stesso tempo determinato, coraggioso, forte, sportivo, un po’
sornione, umoristico, socievole, divertente, attento osservatore e, con mia
piacevole sorpresa, conoscitore non
comune del libro dei libri.
Una caratteristica sembra
dominare su tutti questi aspetti: si sente l’anima di uno “spirito di luce”
incarnatosi per fare la sua esperienza sulla terra e questa esperienza
risulta faticosa; come se i limiti e i confini propri del corpo umano, uniti
alle regole sociali stiano stretti rispetto al desiderio di amore e di libertà,
si avverte una nostalgia profonda del mondo di provenienza, al quale più o meno
consciamente lo spirito desidera tornare.
Ho avvertito una nota costante di dolce malinconia che a volte diventa sofferenza nella ricerca,
nel desiderio, nella rinuncia.
Grazie, caro Claudio, per avermi
fatto conoscere un pellegrinaggio che anch’io adesso desidererei fare, grazie
per avermi svelato e, attraverso il libro condiviso con me, un Po’ del tuo
bisogno d’amore, di amicizia, della tua fatica di
vivere, della tua ricerca spirituale, comuni anche a me come ad altri. Grazie per aver scritto le tue intime preghiere a volte bagnate di
lacrime. Grazie per avermi fatto camminare per diverse ore accanto
a te sul sentiero delle stelle che diventa a poco
a poco sentiero di speranza.
Mi
fa piacere che San Giacomo Maggiore non ti abbia rivelato
la Grazia (o forse lo ha fatto e non l’hai scritto?). Se non te l’ha resa
nota, probabilmente l’ha solo preparata e arriverà con i tempi del Signore (che
non sono i nostri tempi) e io spero che sia quella che desideri tu. Se così sarà – e io prego per questo – mi piacerebbe che
venissi con me un giorno, assieme a Franca, a ringraziare S. Giacomo non a
Santiago bensì a Medjugorje, perché là c’è una sua
bella statua essendo stranamente patrono di quella parrocchia già da quando era
ancora un paesino sconosciuto e dovevano passare diversi anni prima delle
apparizioni. Ora invece, anche là, San Giacomo riceve indirettamente la visita
di milioni di pellegrini che vanno a
cercare la pace del cuore e l’amore materno, femminile e dolcissimo della
Madonna.
Un grande, fraterno abbraccio Giuliana
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Mi sono imbattuta casualmente nel suo libro .... e mi è venuto il desiderio di scriverle per comunicarle i sentimenti che mi ha suscitato. Le dico solo che come velocemente sono arrivata ben oltre la metà, così lentamente sono arrivata alla fine: per la semplice ragione che non volevo arrivare e non volevo che che questa meravigliosa avventura potesse finire. ... E' il libro che avrei voluto scrivere io, e la invidio molto per questo (invidio in senso buono, si intende). Ecco, lei ha colto il vero spirito che mi spinge fortemente a fare questo viaggio, questo apparentemente strano desiderio di trasformare una avventura in una preghiera lunga 800 km, in una preghiera di ringraziamento specialmente per chi abbiamo vicino con amore, e perché questo amore possa espadersi il più possibile. Le voglio dire grazie per questo, per le lacrime che mi ha suscitato, per la speranza che mi ha offerto, e per il desiderio sempre maggiore di fare questo viaggio. ... Giovanna (Bologna) |
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Articoli di Giancarlo Fabbri pubblicati su "Il Resto del Carlino" 23 agosto 2003: Maratoneta per fede. 14 dicembre 2004: Lenzi, un cronista in pellegrinaggio. 28 luglio 2005: Casini e Prodi "testimonial" dell'ultimo libro di Claudio Lenzi. Dal bimestrale d'informazione "Messaggero Cappuccino", febbraio 2005 Dal settimanale "Sabato Sera", luglio 2005 |